Essere = Vivere
Chi sono? Dove vado? Quali sono le mie caratteristiche principali? Cosa pensano gli altri di me?
Ti è mai capitato di farti queste domande? A me in continuazione!
C’è stato un periodo della mia vita in cui queste domande sembravano ossessionarmi, e ricordo che continuamente mi chiedevo “Ma io come sono una persona dolce, aggressiva, energica, dal temperamento mite?”.
Più ci pensavo e più ero confusa.
Allora un giorno iniziai a pensare che forse per capire come ero fatta avrei potuto chiedere agli altri come mi vedevano. Iniziavo così a fare un sacco di domande, a chiedere in continuazione alle persone :”Ma tu come mi vedi, secondo te sono una persona debole o forte?”
Naturalmente i pareri che raccoglievo non potevano essere che discordi, c’era chi mi vedeva fragile come una foglia che si muove con un colpo d’aria, chi forte come una tigre, chi non sapeva darmi risposte.
Era come se volessi a tutti i costi etichettare il mio essere, la mia persona, ingabbiarla in definizioni stabili, certe.
Un giorno, parlando con una persona, ho capito una cosa: mi preoccupavo in continuazione di “pensare” a come fossi, a come potevo essere migliore di come ero, a chiedere agli altri il loro punto di vista, su di chi? Su di me.
Eppure io c’ero, ero lì.
All’improvviso è come se si fosse accesa una lampadina, come se avessi fatto una delle più grandi scoperte di questo mondo: ho compreso che continuando a focalizzarmi sul “pensiero” di come ero, perdevo di vista il mio essere che era lì, ed è sempre stato lì ma che io non riuscivo a vedere impegnata come ero a “pensarlo ” ed a costruirlo.
Spesso vogliamo a tutti i costi definire, chiudere, etichettare, soffocare un qualcosa che di per sè è infinito, immenso, unico e insostituibile: il nostro essere.
Essere per me equivale a vivere, a permettere al nostro essere di venir fuori, di diventare ciò che è, di lasciarlo libero semplicemente di essere.

Eloisa.




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E’ verissimo quello che dici, anche io ho passato una fase dove andavo alla ricerca di cio’ che ero attraverso le definizioni degli altri, penso sia naturale, come quando da piccoli viviamo attraverso le conferme e le carezze dei genitori (senza amore si muore è un dato di fatto). Poi, la fase di maturazione prevede quel sacrosanto distacco dalle “carezze” degli altri, per riuscire a prendere nelle nostre mani il controllo della definizione di noi stessi, così maturiamo, così diventiamo autonomi, così ci impadroniamo della nostra FORZA. Il potere di classificarci allora non è piu’ in balia delle circostanze, degli eventi, o degli altri, ma è un nostro potere. E il potere di definirci, sta anche nella forza e nel coraggio di RIDEFINIRCI in continuazione, non mettere mai limiti, ma allargare sempre gli orizzonti del nostro essere, creativamente… Noi siamo come della navi in un meraviglioso oceano, le vele (la nostra parte conscia), la chiglia (il nostro inconscio), il timone (sono la ragione e la passione direbbe Gibran); una nave che ha come rotta: il nostro SOGNO (chi siamo e perchè siamo qui)!
..Grazie!
(per tutto)!
Stefania