Lettera
Essere — By Eloisa on 17 maggio 2010 19:43Ho trovato questa lettera (non firmata) navigando su internet e trovo che sia molto interessante.
“Ho seguito a lungo un’idea di me, ho seguito per troppo tempo il mio copione e recitato di volta in volta i personaggi che mi ero imposto senza saperlo di voler recitare e rappresentare. E di volta in volta diventavo ciò che gli altri volevano che io fossi o peggio ancora diventavo ciò che io percepivo che gli altri volessero per me. All’inizio era bello. tutti mi volevano bene, tutti mi sorridevano, mi dicevano forza sei grande, sei forte, sei…e ognuno ci aggiungeva quello che voleva vedere. E, così, giorno dopo giorno, ho costruito la mia prigione, con l’alleanza del mio “io” , ho iniziato a essere un “finto me”. Io, però, non me ne accorgevo e così continuavo a costruire un’identità dalle fondamenta fragili. Non ho mai ascoltato i segnali di insofferenza che la Vita sembrava mandarmi, all’inizio erano ad intermittenza, mi dicevo che non era niente, che era frutto della giornata pesante, che sarebbe passato. Eppure qualcosa dentro di me faceva forza, mi faceva sentire, al mio interno, debole, ma all’esterno ostentavo forza e sicurezza, saggezza e bontà . Mi armavo di sorrisi e di dolcezza, nascondendo rabbia, tristezza e a volte impotenza. Di nascosto ho iniziato a tradire la fiducia delle persone a me care, fingendo ai loro occhi di essere sempre lo stesso, di poter controllare tutto, che tanto nessuno si sarebbe potuto accorgere di niente e che io determinate emozioni le potevo “dominare” e “controllare”. Poi, sono crollato, il panico mi veniva a trovare, ma mi sentivo più forte di lui….ero convinto che anche stavolta, come sempre, ce l’avrei fatta. Ci sono state giornate nere, buie, in cui pensieri di morte hanno attraversato la mia mente, non mi riconoscevo più, eppure nessuno accanto a me sembrava accorgersi di niente, in fondo, neanche io lasciavo che il mio dolore venisse fuori. Avevo paura, paura che una emozione così forte mi potesse annientare, paura di sentire e percepire la mia fragilità , la mia impotenza, la mia noncuranza, la mia voglia di non avere progetti, di non voler essere il migliore, di non voler lottare per essere quello che non ero. Ho vissuto questo mio dolore di nascosto, allo scoperto soltanto delle persone a me vicine, eppure anche con loro a fatica mettevo a nudo me stesso. Ho capito di essere “solo”, di essere molto più piccolo di quello che credevo, di essere molto più meschino e pauroso della persona alla quale cercavo di assomigliare. Ho scoperto un altro lato di me, la mia parte oscura direbbe qualcuno, quella che cerchiamo di nascondere a chiunque ci si presenti….Forse credevo di essere diventato Dio, quell’essere perfetto, al quale dovevo assomigliare…Oggi ho deciso di ascoltare le emozioni che abitano in me, di qualunque tipo esse siano, emozioni di rabbia, di gioia, di collera, di gelosia, di amore, di felicità …ho scoperto che è l’unico modo che ha la nostra anima per comunicarci che non stiamo realizzando la nostra natura, che non stiamo realizzando la pianta che c’è in noi…è l’unico modo che ha per ricordarci che forse non stiamo vivendo nel modo in cui vogliamo, è l’unico modo che ha per sussurrarci la nostra intima essenza. Alla nostra anima non interessa il nostro passato o futuro, chi o cosa i nostri genitori avevano deciso per noi, a quale delle tante immagini noi stessi avevamo deciso di assomigliare, la nostra anima vuole solo poter emergere e portarci a vivere….veramente e naturalmente”
A volte, c’è una Forza più grande di noi che vuole mettere in discussione noi stessi, quello che siamo ma soprattutto quello che crediamo di essere.
Eloisa

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3 commenti
A volte è bello ritrovare nelle parole degli altri la propria esperienza… rafforza la convinzione di essere sulla strada giusta e soprattutto conforta perchè qualcun’altro che vive un dolore come (o simile) il nostro è uscito dalla botola…
Ciao, mi piace passare e fermarmi a leggere!!! Grazie Eloisa.
Paola
Ciao Paola, grazie a te, un bacio!