Quali etichette…sei?
Essere — By Eloisa on 12 novembre 2008 19:40Hai mai visto le etichette presenti sui prodotti commerciali?
Sicuramente avrai fatto caso che ogni prodotto ne possiede una, e che, a volte un prodotto senza etichetta è un prodotto che mette paura, ansia e incertezza.
Per acquistare qualsiasi cosa, abbiamo bisogno di sapere (a ragione) che cos’è, di che materiale è fatto il prodotto, come si utilizza: le etichette ci aiutano a “definire” meglio le caratteristiche di un prodotto ancor di più la sua identità .
Adesso, prova a pensare a te stesso, elenca una serie di caratteristiche che credi di possedere o ti hanno detto che possiedi.
Un tempo quando mi chiedevano di definire me stessa, pensavo e dicevo tantissime cose sul mio conto, in base a quello che io credevo essere ed in base a ciò che gli altri credevano che fossi. Tuttavia nel momento stesso in cui mi definivo, provavo una strana sensazione, come se stessi ingabbiando me stessa.
E in realtà è ciò che facciamo tutti quanti nel momento in cui ci definiamo in “ruoli” e “caratteristiche ben definite” .

Su cosa ti sei basato quando hai definito te stesso? Probabilmente su ciò che gli altri hanno detto di te, su ciò che percepiscono di te, ma tu sei sicuro di essere ciò che altri hanno detto di te?
Iniziamo ad avere le nostre affezionatissime “etichette”, da quando siamo bambini, inizialmente non siamo in grado di parlare ma percepiamo comunque il mondo attraverso i nostri sensi, e le prime definizioni ci vengono date dai nostri genitori: pensa a quando eri piccolo, ti sarà sicuramente capitato sentire uno dei tuoi genitori parlare con qualche amico/a di te mentre diceva “Mio figlio è un bambino tranquillo, forte, stupido, sereno, triste, monello etc etc”.
Certo, i genitori, pur essendo le figure di riferimento più importanti per un bambino, non sono le uniche, e infatti nel tempo altre persone hanno definito il nostro modo di essere: nonni, parenti vari, maestri, sacerdoti, cosicchè siamo cresciuti convinti di essere in un determinato modo.
A questo punto vorrei farti una domanda: ” Ti sei mai chiesto chi sei veramente e se il tuo vero Essere è quello che tu credi o quello che altri ti hanno detto di credere?”
Eloisa.
Tags: Etichettee vuoi ricevere per email i successivi?
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3 commenti
E’ fantastico quando ci si accorge di essere liberi. E’ stupendo quando ci si rende conto che potremmo essere tutti plasmabili se solo lo volessimo. Il succo del discorso è che non esistono etichette che possano davvero identificarci se noi non lo vogliamo. Grazie per lo stupendo post
Grazie a te per il tuo commento
Trovo davvero molto carina l’analogia fra quello che crediamo di essere, le etichette che ci “appiccicano” gli altri e quelle dei prodotti commerciali.
Diciamo che quello che siamo in realtà lo scopriamo sia da noi stessi -nel senso che siamo solo noi che possiamo capire, sapere e sentire se siamo o non siamo quello che ci dicono- sia attraverso un confronto con gli altri: se più persone diverse mi dicono continuamente che sono in un certo modo, anche se io non sono d’accordo, può anche darsi che abbiano ragione loro ed é giusto che mi debba far venire qualche dubbio sulla mia idea di come penso di essere. Mettersi in discussione, del resto, significa proprio questo.
Jung scriveva che il processo di crescita altro non é che una successione continua di identificazioni e disidentificazioni, vale a dire che io mi identifico con qualche aspetto degli altri che mi é piaciuto, che mi ha attratto sul momento, e quando me ne stanco perché non mi ci ritrovo più, perché mi accorgo che investo troppe energie per rivestire quel ruolo, mi ci disidentifico per identificarmi nuovamente con qualcos’altro, fino a quando non trovo una corrispondenza perfetta fra quello in cui mi sono identificato e quello che davvero sento mio, e lo scopro perché in quel ruolo in cui mi sono identificato mi sento a mio agio, mi sento felice, sento che mi appartiene, mi sembra strano anzi che gli altri abbiano difficoltà dove io riesco con naturalezza.
Un altro autore, credo che fosse Winnicot, parlava di distinzione fra Vero Sé e Falso Sé; ad ogni modo, insomma, il concetto é sempre quello e sempre lì andiamo a parare.
Diciamo che, a mio modesto parere, é giusto identificarci in ruoli e caratteristiche più o meno definite ma non fare in modo che siano loro a gestire noi, non é giusto cioé irrigidirsi in quello che siamo diventati: la vera crescita si ha quando riusciamo ad essere abbastanza elastici da essere aperti al nuovo e poterci identificare di volta in volta in quello che sentiamo di voler sperimentare. Quando accettiamo che siamo esseri mutevoli, in qualche modo.
Chiedo scusa se più che un commento a un post forse é uscito fuori una specie di trattato e ringrazio Eloisa di lasciarci questo spazio di dibattito.